La detenzione di un veicolo con elementi distintivi manomessi configura la ricettazione.

Cari Soci,

sottopongo alla vostra attenzione una recente sentenza, che ho trovato interessante per quel che concerne la corretta qualificazione giuridica del fatto, in riferimento alla contraffazione del numero di telaio di un veicolo.

Chiamata  a pronunciarsi sul ricorso proposto avverso la decisione della Corte di Appello, che aveva confermato la sentenza di condanna per il reato di ricettazione di un ciclomotore con numero di telaio abraso e targa intestata a un terzo, la Corte di Cassazione ha ritenuto infondate le doglianze del ricorrente ed ha ribadito l’orientamento secondo il quale “la manomissione di elementi identificativi di un veicolo (targa, numero di telaio, numeri di identificazione di parti meccaniche) integra il delitto di riciclaggio, perché ostacola l’accertamento della provenienza del bene (tra le altre: Sez. 2, Sentenza n. 30842 del 03/04/2013 Giordano, Rv. 257059 – 01)” facendo da ciò discendere la conseguenza che “la detenzione del bene in questione – oggetto di interventi volti a dissimulare la provenienza delittuosa – integra il delitto di ricettazione, dato che è stato identificato correttamente il delitto presupposto in quello di riciclaggio.”

L’interesse rivestito da questa recentissima sentenza della Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, N. 15460, del 20.04.2022, che mi ha indotto a sottoporla alla vostra attenzione, è rappresentato dal fatto che la difesa del ricorrente, utilizzando un argomento invero già affrontato e respinto dai Giudici di legittimità, ha contestato la condanna per ricettazione inflitta e confermata in secondo grado, sostenendo che la Corte di Appello avrebbe illegittimamente identificato il reato presupposto della ricettazione in quello del riciclaggio, mentre invece la abrasione del telaio sarebbe una condotta sanzionata solo in via amministrativa dall’art. 74 del D. Lgs. n. 285 del 1992.

In altre parole, secondo la difesa dell’imputato, l’alterazione dei dati identificativi di un veicolo integra il mero illecito amministrativo di cui all’articolo 74, comma 6, del Codice della Strada, e non sarebbe quindi idonea a fungere da reato presupposto rispetto alla ricettazione.

Per maggiore chiarezza, è opportuno far rilevare che la previsione amministrativa dell’articolo 74, comma 6, Codice della strada, stabilisce che:

“Chiunque contraffà, asporta, sostituisce, altera, cancella o rende illeggibile la targhetta del costruttore, ovvero il numero di identificazione del telaio, è punito, se il fatto non costituisce reato, con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 2.650 a euro 10.604”. 

L’art. 648-bis c.p., che disciplina il riciclaggio, stabilisce:

“Fuori dei casi di concorso nel reato, chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti  da delitto non colposo; ovvero compie in relazione ad essi altre operazioni, in modo da ostacolare l’identificazione della loro provenienza delittuosa , è punito con la reclusione da quattro a dodici anni e con la multa da euro 5.000 a euro 25.000”.

Ebbene, rigettando con fermezza la lettura proposta dal ricorrente, la Cassazione, nella sentenza in esame, ha ribadito quanto già insegnato in precedenti decisioni (Cfr. tra le altre, la sentenza 9 gennaio 2019, n. 713) affermando recisamente, come visto, che, poiché la manomissione di elementi identificativi di un veicolo – quali targa, numero di telaio, numeri di identificazione di parti meccaniche – ostacola l’accertamento della provenienza del bene, tale fatto, lungi dal costituire un mero illecito amministrativo, integra invece sicuramente il delitto di riciclaggio.

Pertanto, detenere beni/veicoli sui quali siano state realizzate manomissioni finalizzate a dissimularne la provenienza delittuosa non può che integrare il reato di ricettazione.

 

Avv. Massimo Biffa