Guida in stato di ebbrezza e limiti alla sospensione della patente di guida.

Con il presente parere desidero con Voi soffermarmi su quanto stabilito di recente dalla IV Sezione Penale della Suprema Corte di Cassazione con la sentenza n. 17148, depositata il 05 maggio u.s.

Ancora una volta i giudici di legittimità si sono soffermati sulle conseguenze amministrative in cui incorrono coloro che vengono sorpresi alla guida in stato di ebbrezza.

In particolare, con la richiamata decisione è stato affermato, in deroga a ciò che sembrerebbe imporre il dettato normativo, il principio secondo cui – in determinate occasioni ed a certe condizioni – chi si è visto ritirare la patente perché colto alla guida sotto l’effetto di sostanze alcoliche, può comunque mantenere la licenza in questione.

Proseguiamo gradatamente.

Come a Voi noto, la sospensione della patente di guida è una sanzione amministrativa che può essere irrogata a chi venga colto alla guida con un tasso alcolemico compreso tra lo 0,5 e lo 0,8 grammi di alcol per litro di sangue.

Si verte, in tale caso, nell’ipotesi disciplinata dalla lettera a) del comma 2 dell’art. 186 C.d.S., che – è bene precisarlo – a seguito delle modifiche introdotte dalla L. n. 120/2010 è stato depenalizzato, sicché tale condotta non costituisce reato ma solo illecito amministrativo.

In ogni caso, il Legislatore ha previsto che, sebbene non sia stato commesso alcun reato, anche nell’ipotesi di cui alla c.d. “prima fascia” le Autorità dovranno procedere al ritiro del titolo di guida affinché possa essere applicata la sanzione della sospensione del titolo.

E’ altrettanto a Voi noto, però, come il Codice della Strada preveda sanzioni diverse in base alla quantità di alcol contenuta nel sangue di colui che si pone alla guida, ed è solo a partire dai 0.8 g/lt di alcool nel sangue che scatta l’illecito penale.

Si tratta delle ipotesi disciplinate nelle c.d. “seconda” e “terza” fascia [ossia le lettere b) e c) del menzionato art. 186 C.d.S.]

Più nel dettaglio, nel caso in cui il soggetto alla guida venga trovato con un tasso alcolemico che supera lo 0,8 grammi di alcool per litro di sangue – art. 186, comma 2, lett. b) c.d.s.  –  costui sarà punito con la pena dell’arresto fino a 6 mesi, con l’ammenda da 800 euro a 3.200 euro e con la sospensione della patente di guida per un periodo che va da 6 mesi ad 1 anno.

Pene più severe sono previste per chi invece venga sorpreso alla guida con un tasso alcolemico superiore ad 1,5 grammi per litro di sangue (c.d. “terza fascia”).

In tale caso, infatti, al conducente può essere irrogata la pena dell’arresto da 6 mesi ad 1 anno, l’ammenda da 1.500 euro a 6.000 euro e la sospensione della patente da 1 a 2 anni [(art. 186, comma 2, lett.c)].

In caso di recidiva nel biennio, poi, è prevista la revoca della patente e, in caso di sentenza di condanna o di patteggiamento, viene ordinata la confisca del veicolo a meno che lo stesso non appartenga a terzi.

Dette sanzioni vengono raddoppiate qualora chi venga trovato alla guida in stato di ebbrezza abbia provocato un incidente stradale con conseguente fermo amministrativo del mezzo.

Così sinteticamente riepilogata la disciplina della guida in stato di ebbrezza, veniamo ora al punto oggetto dell’intervento della Suprema Corte.

Invero, fatta eccezione per i casi previsti dal comma 2-bis del citato art. 186 C.d.S., come ricordereTe, la pena detentiva e quella pecuniaria possono essere sostituite con quella del lavoro di pubblica utilità che, come noto, consiste nella prestazione di una attività non retribuita a favore della collettività.

In tali casi il lavoro di pubblica utilità ha una durata corrispondente a quella della sanzione detentiva irrogata e della conversione della pena pecuniaria ragguagliando 250 euro ad un giorno di lavoro di pubblica utilità.

Qualora il lavoro di pubblica utilità sia stato svolto positivamente, il Giudice fisserà una nuova udienza al fine di dichiarare estinto il reato, di ridurre alla metà la durata della sanzione della sospensione della patente e, infine, di revocare la confisca del veicolo sequestrato.

Ebbene, è proprio sul punto che intervengono i Supremi Giudici, rilevando che da una lettura superficiale dell’art. 186 C.d.S. sembrerebbe che la sospensione del titolo di guida operi con effetto immediato con conseguente pregiudizio alla concreta possibilità che, nel caso in cui il lavoro di pubblica utilità sia stato svolto positivamente, venga disposta la riduzione alla metà della sanzione della predetta (ex art. 186, comma 9-bis, C.d.S.).

Paradossalmente, nelle more del giudizio (o, per meglio dire, nelle more dell’espletamento dei lavori di pubblica utilità) il soggetto potrebbe avere già patito un periodo di sospensione della patente di guida superiore rispetto a quello che poi, in caso di esito positivo dei lavori di pubblica utilità, verrebbe inflitto in concreto.

In altri termini, qualora il Giudice non disponesse la sospensione dell’applicazione della sanzione amministrativa accessoria della patente di guida sino al termine dello svolgimento dei lavori di pubblica utilità, il beneficio della riduzione alla metà della citata sanzione sarebbe suscettibile di essere vanificato.

La sentenza sopra richiamata, ricalcando l’orientamento giurisprudenziale consolidato della Suprema Corte, ha però fornito una lettura chiara alla citata norma stabilendo che, in caso di sostituzione della pena detentiva e pecuniaria con quella del lavoro di pubblica utilità, ai sensi dell’art. 186, comma 9-bis, C.d.S, il Giudice deve sospendere l’efficacia della sanzione accessoria della sospensione della patente di guida fino alla valutazione dello svolgimento del lavoro di pubblica utilità, all’esito positivo del quale potrà essere dichiarata l’estinzione del reato e potrà essere ridotta della metà la sanzione della sospensione (ex plurimis, Sez. 4, Sentenza n. 48330 del 27/09/2017, Braghetto, Rv. 271040; Sez. 4, Sentenza n. 12262 del 08/02/2018, Ferrarini, Rv. 272531).

Ciò al fine di evitare – scrivono i Giudici di Legittimità – “(..) che la sospensione della patente venga subito attivata e che il protrarsi dei tempi necessari alla fissazione dell’udienza per la valutazione dell’esito del L.P.U. finisca per privare di effetti l’eventuale dimezzamento”.

Una conclusione pratica, quella cui è giunta la Suprema Corte, che consente altresì il maggior rispetto dei diritti e delle garanzie dell’imputato (o, per meglio dire, del condannato) che abbia dato prova positiva attraverso il buon esito del percorso dei lavori di pubblica utilità.

Conclusivamente, in caso di conversione della pena in lavori di pubblica utilità, la sospensione della patente non è sanzione immediatamente esecutiva ma lo diverrà, in misura dimezzata nel tempo, solo all’esito (positivo) del periodo di svolgimento dei richiamati lavori.

Roma, 20.05.2021

 

Avv. Massimo Biffa