I nuovi reati contro il patrimonio culturale.

Nella seduta del 3 marzo 2022 la Camera ha definitivamente approvato la proposta di legge recante “Disposizioni in materia di reati contro il patrimonio culturale”.

Il medesimo testo era stato già approvato dalla Camera e poi modificato dal Senato lo scorso 14 dicembre ed ora, è stato promulgato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Il testo riforma le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale – attualmente contenute prevalentemente nel Codice dei beni culturali (d.lgs. n. 42 del 2004) – e le inserisce nel codice penale, con l’obiettivo di operare una profonda riforma della materia, ridefinendo l’assetto della disciplina nell’ottica di un tendenziale inasprimento del trattamento sanzionatorio.

Scopo della legge sui reati contro il patrimonio culturale è infatti quello di garantire un livello più elevato di protezione e tutela al patrimonio artistico e culturale italiano, al centro, negli ultimi anni, di sempre più frequenti aggressioni, danneggiamenti, furti, traffici e operazioni illecite.

Le nuove regole vanno pertanto nella direzione di una stretta, con pene più severe per chi danneggia i monumenti, le opere d’arte o le bellezze naturali in Italia.

I vandali dei monumenti rischiano infatti fino a tre anni di reclusione e 10.000 euro di multa.

In pratica, per fare qualche esempio, i tifosi che hanno bevuto troppo o i buontemponi sono avvisati: se vengono sorpresi ad imbrattare o rovinare una fontana, un monumento o un quadro, rischiano la reclusione da 6 mesi a 3 anni e una multa da 1.500 a 10.000,00 euro. Chi devasta o saccheggia musei, archivi, aree archeologiche e monumenti, ma anche un bene paesaggistico, può essere punito con la reclusione fino a 16 anni.

Pene più severe anche per chi ruba o possiede illegalmente un bene d’arte, per i trafficanti, per i tombaroli di terra e di mare.

Il Ministro della Cultura, Dario Franceschini, ha così commentato l’approvazione all’unanimità da parte del Parlamento della legge che riforma le disposizioni penali a tutela del patrimonio culturale: “Una giornata storica, un grande passo avanti nella tutela e nella protezione del patrimonio culturale e nella lotta al traffico illecito di opere d’arte. Il Parlamento ha approvato definitivamente una legge attesa da anni che ribadisce la centralità della cultura nelle scelte politiche italiane, indipendentemente dagli schieramenti. Siamo una super potenza culturale e con questa legge stiamo indicando la strada, anche dando attuazione alla Convenzione di Nicosia”. 

Sugli stessi temi della legge in esame, infatti, il Consiglio d’Europa ha promosso la. stipula di una Convenzione internazionale, la c.d. Convenzione di Nicosia del 17 maggio 2017, volta a prevenire e combattere il traffico e la distruzione di beni culturali. Tale Convenzione – recentemente ratificata con la legge n. 6 del 2022 – è entrata in vigore il 1° aprile 2022 e si propone di prevenire e combattere la distruzione intenzionale, il danno e la tratta dei beni culturali, facilitando la cooperazione internazionale sul tema e prevedendo misure preventive, sia a livello nazionale che internazionale.

In particolare, la Convenzione prevede che costituiscano reato diverse condotte in danno di beni culturali, tra cui il furto, gli scavi illegali, l’importazione e l’esportazione illegali, nonché l’acquisizione e la commercializzazione dei beni così ottenuti. Riconosce, inoltre, come reato la falsificazione di documenti e la distruzione o il danneggiamento intenzionale dei beni culturali.

Venendo più da vicino all’intervento legislativo del 3 marzo, esso:

– colloca nel codice penale, con un titolo espressamente dedicato, gli illeciti penali che attualmente, come detto, sono ripartiti tra codice penale e codice dei beni culturali;

– introduce nuove fattispecie di reato;

– innalza le pene edittali vigenti, dando attuazione ai principi costituzionali in forza dei quali il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela ulteriore oltre a quella offerta alla proprietà privata.

Inoltre,

– introduce aggravanti quando oggetto dei reati comuni siano beni culturali;

– potenzia gli strumenti investigativi per contrastare i reati contro il patrimonio culturale;

– interviene sull’art. 240 bis c.p. ampliando il catalogo dei delitti in relazione ai quali è consentita la c.d confisca allargata;

– modifica il decreto legislativo n. 231 del 2001 prevedendo la responsabilità amministrativa delle persone giuridiche quando i delitti contro il patrimonio culturale siano commessi nel loro interesse o a loro vantaggio.

Infine, inserisce nel Codice Penale una nuova contravvenzione: l’art. 707-bis c.p., rubricato “Possesso ingiustificato di strumenti per il sondaggio del terreno o per la rilevazione dei metalli”, che punisce con l’arresto fino a 2 anni e con l’ammenda da 500 a 2.000 euro chiunque sia ingiustificatamente colto in possesso di strumenti per il sondaggio del terreno o di apparecchiature per la rilevazione dei metalli in aree di interesse archeologico.

In particolare, come spiega il Ministero dei beni culturali, il provvedimento inserisce nel codice penale il nuovo titolo VIII-bis, dedicato ai “Delitti contro il patrimonio culturale”, composto da 17 nuovi articoli, che vanno dal 518-bis al 518-octiesdecies, con i quali punisce, con pene più severe rispetto a quelle previste per i corrispondenti delitti semplici, il furto, l’appropriazione indebita, la ricettazione, il riciclaggio e l’autoriciclaggio e il danneggiamento che abbiano ad oggetto beni culturali.

In buona sostanza, la riforma introduce i delitti di furto di beni culturali (reclusione  da 2 a 8 anni); di appropriazione indebita di beni culturali (reclusione a da 1 a 4 anni); di ricettazione di beni culturali (reclusione da 3 a 12 anni); di riciclaggio di beni culturali (reclusione da 5 a 14 anni); di illecita detenzione di beni culturali (reclusione da 6 mesi a 5 anni e multa fino a 20.000 euro); di illecita alienazione di beni culturali (reclusione fino a 2 anni e multa fino a 80.000 euro); di illecita esportazione di beni culturali (reclusione da 1 a 4 anni o multa da 258 a 5.165 euro); di danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (reclusione da 1 a 5 anni); di devastazione e saccheggio di beni culturali (reclusione da 10 a 18 anni); di contraffazione di opere d’arte (reclusione da 1 a 6 anni e multa fino a 10.000 euro).

È introdotto infine il delitto di attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali, punito con la reclusione da 2 a 8 anni: la fattispecie punisce chiunque, al fine di conseguire un ingiusto profitto o vantaggio, con più operazioni e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, trasferisce, aliena, scava clandestinamente e comunque gestisce illecitamente beni culturali. In relazione a questo delitto la riforma prevede la competenza della procura distrettuale e la possibilità di svolgere attività sotto copertura.

Oltre alla previsione di specifiche fattispecie di reato, la proposta di legge prevede un’aggravante (pena aumentata da un terzo alla metà) da applicare a qualsiasi reato che, avendo ad oggetto beni culturali o paesaggistici, provochi un danno di rilevante gravità.

Inoltre, dato questo che di particolare interesse anche per Voi, viene consentita, come visto, la possibilità per gli ufficiali di polizia Giudiziaria degli organismi specializzati nel settore dei beni culturali, di svolgere attività sotto copertura per contrastare il traffico illecito delle opere d’arte.

Per completezza, deve essere detto che il provvedimento contiene anche un’attenuante, quando uno dei reati contro il patrimonio culturale cagioni un evento, un danno o comporti un lucro di speciale tenuità (pena diminuita di un terzo); oppure sia commesso da colui che abbia collaborato per individuare i correi o abbia fatto assicurare le prove del reato o si sia efficacemente adoperato per evitare che l’attività delittuosa fosse portata  a conseguenze ulteriori o abbia recuperato o fatto recuperare i beni culturali oggetto del delitto (pena diminuita da un  terzo a due terzi).

  1. A questo punto può risultare interessante una riflesssione sulla possibilità di far ricorso alla misura dell’arresto e/o del fermo in caso di commissione di reati contro il patrimonio culturale.

Come a Voi ben noto, la seppur temporanea privazione di libertà per l’arrestato, materialmente operata dalla Polizia Giudiziaria, viene poi vagliata nella sua legittimità dall’autorità giudiziaria.

Tenendo presenti i due tipi di arresto previsti dal nostro codice di procedura penale: l’arresto obbligatorio e l’arresto facoltativo, ricordato che, ai sensi dell’art. 380 c.p.p., che disciplina l’arresto obbligatorio:

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo consumato o tentato per il quale la legge stabilisce la pena dell’ergastolo o della reclusione non inferiore nel minimo a cinque anni e nel massimo a venti anni.

  1. Anche fuori dei casi previsti dal comma 1, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria procedono all’arresto di chiunque è colto in flagranza di uno dei” delitti non colposi, consumati o tentati di cui all’elenco riportato nell’art. 380 c.p.p. e ricordato che, ai sensi dell’art. 381 c.p.p., che disciplina l’arresto facoltativo:

1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di un delitto non colposo, consumato o tentato, per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione superiore nel massimo a tre anni ovvero di un delitto colposo per il quale la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a cinque anni.

  1. Gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria hanno altresì facoltà di arrestare chiunque è colto in flagranza di uno dei” delitti elencati nella norma, si può ora passare ad incrociare questi dati con le nuove figure di reati contro il patrimonio culturale.

Posto quindi che l’arresto obbligatorio si applica in caso di flagranza di delitti dolosi (consumati e tentati) puniti con l’ergastolo o con la reclusione da minimo 5 anni a massimo 20 anni, avremo che nessuno dei reati contro il patrimonio culturale consentirà l’arresto obbligatorio da parte della P.G..

Invece, per quanto concerne l’arresto facoltativo che, come noto, lascia un un certo margine di discrezionalità alla P.G. e si applica in caso di flagranza di delitti dolosi puniti con la reclusione superiore nel massimo a 3 anni, i delitti contro il patrimonio culturale che, ripercorrendo l’elenco prima proposto, in presenza delle condizioni di legge, potranno condurre all’arresto facoltativo, sono:

il furto di beni culturali (punito con la reclusione  da 2 a 8 anni); l’appropriazione indebita di beni culturali (punita con reclusione a da 1 a 4 anni); la ricettazione di beni culturali (punita con la reclusione da 3 a 12 anni); il riciclaggio di beni culturali (punito con la reclusione da 5 a 14 anni); l’illecita detenzione di beni culturali (punita con la reclusione da 6 mesi a 5 anni e multa fino a 20.000 euro); l’illecita esportazione di beni culturali (punita con la reclusione da 1 a 4 anni o multa da 258 a 5.165 euro); il danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (punito con la reclusione da 1 a 5 anni); la devastazione e saccheggio di beni culturali (puniti con la reclusione da 10 a 18 anni); la contraffazione di opere d’arte (punita con la reclusione da 1 a 6 anni e multa fino a 10.000 euro) e le attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali (punite con  con la reclusione da 2 a 8 anni).

 

 

Avv. Massimo Biffa

 

Roma, 09.04.2022