IL DECRETO SICUREZZA BIS

Come noto, il decreto legge n. 53 del 14 giugno 2019, “Disposizioni urgenti per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza”, conosciuto come Decreto Sicurezza bis, è stato approvato definitivamente dal Senato il 5 agosto 2019 con la Legge di conversione 8 agosto 2019, n. 77.
Dopo l’approvazione in Senato, il Decreto Sicurezza bis è stato firmato dal Presidente della Repubblica.

I. Fortemente voluto dal Ministro Salvini, il Decreto è composto da 18 articoli, si propone come un prolungamento ed una specificazione del Decreto Sicurezza, sempre voluto dalla Lega, e prevede la stretta all’immigrazione clandestina e alla prassi elusiva delle norme sulla sicurezza nazionale e internazionale.
L’intento di questo scritto è quello di cercare di analizzare, punto per punto, cosa prevede il Decreto Sicurezza bis, che adesso è legge a tutti gli effetti, per favorire il costante aggiornamento degli appartenenti alla Polizia Locale.
Come detto, è composto da 18 articoli ed è diviso in tre capi:
Capo I: disposizioni urgenti in materia di contrasto all’immigrazione illegale e di ordine e sicurezza pubblica;
Capo II: disposizioni urgenti per il potenziamento dell’efficacia dell’azione amministrativa a supporto delle politiche di sicurezza;
Capo III: disposizioni urgenti in materia di contrasto alla violenza in occasione di manifestazioni sportive.

Il testo risulta diviso nelle seguenti parti:

  • disposizioni in materia di sicurezza pubblica, anche internazionale;
  • rafforzamento del coordinamento investigativo per contrastare l’immigrazione clandestina;
  • interventi per eliminare gli arretrati nell’esecuzione dei provvedimenti penali di condanna definitiva;
  • rafforzamento delle norme che regolano lo svolgimento delle manifestazioni all’aperto;
  • potenziamento della disciplina dei rimpatri dei clandestini;
  • contrasto alla violenza durante le manifestazioni sportive.

II. La legge in dettaglio.

È ora opportuno passare ad analizzare un po’ più da vicino ed in modo sistematico il contenuto degli articoli che compongono la nuova Legge N. 77 dell’8 agosto 2019.
Nell’articolo 1 si stabilisce che il Ministro dell’Interno – e non quello delle Infrastrutture (e questa è una vera novità) – “può limitare o vietare l’ingresso il transito o la sosta di navi nel mare territoriale” per ragioni di ordine e sicurezza, ovvero quando si presuppone che sia stato violato il testo unico sull’immigrazione e in particolare si sia compiuto il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”.
La procura distrettuale diventa competente per tutte le indagini che riguardano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Sarà anche possibile svolgere intercettazioni preventive per l’acquisizione di notizie utili.

All’articolo 2 si prevede una sanzione che va da un minimo di 150mila euro a un massimo di un milione di euro per il comandante della nave “in caso di violazione del divieto di ingresso, transito o sosta in acque territoriali italiane”. Come sanzione aggiuntiva è previsto anche il sequestro della nave. È previsto anche l’arresto in flagranza per il comandante che compie il “delitto di resistenza o violenza contro nave da guerra, in base all’art. 1100 del codice della navigazione”. Se il sequestro della nave viene confermato, l’imbarcazione diventa di proprietà dello stato, che potrà usarla o venderla, oppure distruggerla dopo due anni dalla confisca.

All’articolo 3 si modifica l’articolo 51, comma 3bis del codice di procedura penale per cui la procura distrettuale diventa competente per tutte le indagini che riguardano il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

All’articolo 4 si prevede lo stanziamento di 500 mila euro per il 2019, un milione di euro per il 2020 e un milione e mezzo per il 2021 per il contrasto al reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e operazioni di polizia sotto copertura. Si prevede anche lo stanziamento di più fondi per il rimpatrio degli irregolari: due milioni di euro per il 2019 che potranno aumentare fino a un massimo di cinquanta milioni di euro.

Dall’articolo 6 in poi il decreto si occupa della gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni di protesta e sportive: si introduce “una nuova fattispecie delittuosa, che punisce chiunque, nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico, utilizza – in modo da creare concreto pericolo a persone o cose – razzi, fuochi artificiali, petardi od oggetti simili, nonché facendo ricorso a mazze, bastoni o altri oggetti contundenti o comunque atti ad offendere”. Sono previste aggravanti “qualora i reati siano commessi nel corso di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico”.
Nelle manifestazioni pubbliche e aperte al pubblico è vietato l’uso dei caschi o di qualsiasi altro dispositivo che non permetta il riconoscimento una persona. La nuova legge infatti aumenta la pena «in caso di violazione del divieto di uso di caschi protettivi, o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona» nelle manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico.

All’articolo 7 si prevede di inasprire le pene per chi compie una serie di reati quali: “Violenza o minaccia a un pubblico ufficiale”; “Resistenza a un pubblico ufficiale”; “Violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti”; “devastazione e saccheggio”, “Interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità”. Sono poi inasprite le pene per oltraggio a pubblico ufficiale.
Viene eliminata l’archiviazione per particolare tenuità del fatto nei casi di violenza, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.
È previsto inoltre l’inasprimento del Daspo per i recidivi e l’estensione del divieto di recarsi allo stadio o partecipare ad altre manifestazioni sportive per chiunque sia già stato denunciato per aver preso parte o incitato alla violenza, non solo in Italia, ma anche all’estero.
Per i recidivi, il Daspo non potrà durare meno di 5 anni.
Episodi di minaccia o violenza contro gli arbitri saranno puniti con la reclusione da 6 mesi fino a 5 anni.
Per quanto riguarda il contrasto al bagarinaggio, i sindaci avranno la facoltà di allontanare i bagarini (i venditori abusivi, ndr) dai luoghi pubblici.

L’articolo 8 autorizza il Ministero della Giustizia all’assunzione, per il 2019/2020, di «un contingente massimo di 800 unità di personale amministrativo non dirigenziale» con il fine di dare attuazione a «un programma di interventi, temporaneo ed eccezionale, finalizzato ad eliminare, anche mediante l’uso di strumenti telematici, l’arretrato relativo ai procedimenti di esecuzione delle sentenze penali di condanna, nonché di assicurare la piena efficacia dell’attività di prevenzione e repressione dei reati».
Gli ultimi articoli del Capo III del Decreto Sicurezza bis si occupano delle misure di contrasto della violenza nelle manifestazioni sportive. In particolare, il testo prevede che il questore possa impedire l’accesso alle manifestazioni sportive a chi abbia denunce pendenti o abbia preso parte a episodi violenti in occasione di eventi sportivi, o anche semplicemente chi abbia incitato o inneggiato alla violenza. Il divieto è esteso anche a chi abbia commesso il reato all’estero.
Infine, più sanzioni per chi fa bagarinaggio.
A questo punto, esaurita la veloce rassegna del contenuto degli articoli del Decreto, è possibile riepilogare e mettere a fuoco i cambiamenti che lo stesso ha apportato.

  • Il Ministro dell’Interno sostituisce quello delle Infrastrutture e dei Trasporti: sarà lui a stabilire i divieti di ingresso alle navi in acque territoriali italiane, qualora lo ritenga necessario.
  • Le ong che violeranno il divieto d’ingresso nei porti andranno incontro alla confisca immediata della nave.
  • Aumentano i fondi per il contrasto all’immigrazione clandestina e per i rimpatri degli immigrati “irregolari”.
  • Per quanto riguarda la gestione dell’ordine pubblico durante le manifestazioni:
  1. viene creata una nuova fattispecie di reato per chi usa oggetti in grado di fare del male (bastoni, spranghe, razzi, fuochi d’artificio, ecc);
  2. vengono aumentate le pene per chi usa caschi o altri mezzi per non farsi riconoscere durante le manifestazioni o in luogo aperto al pubblico;
  3. vengono inasprite le pene per chiunque compia «violenza o minaccia a un pubblico ufficiale», «resistenza a un pubblico ufficiale», «violenza o minaccia ad un corpo politico, amministrativo o giudiziario o ai suoi singoli componenti», «devastazione e saccheggio», «interruzione di ufficio o servizio pubblico o di pubblica necessità»;
  4. non è più prevista l’archiviazione per lieve tenuità del fatto per chi commette i reati di violenza, oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

III. L’ampliamento delle ipotesi di fermo di indiziato di delitto.

L’intento di rafforzamento dei poteri di contrasto attribuiti alle forze di polizia, teso a soddisfare lo scopo di sicurezza che anima l’intervento legislativo in analisi, appare particolarmente evidente con riferimento alle disposizioni che ampliano i poteri precautelari del fermo e dell’arresto.
L’art. 14 del decreto legge n. 53 del 2019, infatti, estende l’applicabilità del fermo di indiziati di delitto, al di fuori dei limiti edittali di pena di cui all’articolo 384 del c.p.p., anche nei confronti di coloro che “risultino gravemente indiziati di un delitto commesso in occasione o a causa di manifestazioni sportive”.
Per eseguire il fermo di indiziato, devono sempre ricorrere entrambi gli altri presupposti del fermo ordinario, previsto dall’art. 384 c.p.p., rappresentati dai “gravi indizi di reato” e dal “pericolo di fuga” che, del resto, costituiscono attuazione della garanzia costituzionale prevista dall’art. 13 della nostra Costituzione.

Occorre tuttavia far rilevare che non sembra vi siano dubbi sul fatto che la previsione del fermo non innovi la disciplina delle misure cautelari personali successivamente applicabili dopo la convalida del fermo stesso, sia con riferimento ai limiti di pena previsti dall’art. 280 c.p.p., sia con riferimento alle esigenze cautelari di cui all’art. 274 c.p.p..

IV. L’arresto in flagranza differita

Nella stessa ottica, altrettanto importante è la disposizione contenuta nell’art. 15 del decreto legge n. 53 del 2019 rimasta immutata in sede di conversione – con cui si rende definitiva la previsione di arresto differito, che originariamente era stata limitata temporalmente al 30 giugno 2020, introdotta con la legge di conversione, dall’articolo 10 del decreto legge 20 febbraio 2017 n. 4, convertito, appunto, con modificazioni, dalla legge 18 aprile 2017 n. 48.

Per chiarire, si trattava di quella disposizione, contenuta nel primo “decreto sicurezza”, con la quale è stato previsto che, nel caso di reati commessi con violenza alle persone o alle cose, compiuti alla presenza di più persone, anche in occasioni pubbliche, per i quali è obbligatorio l’arresto ai sensi dell’art. 380 c.p.p, quando non è possibile procedere immediatamente all’arresto per ragioni di sicurezza o incolumità pubblica, si considera comunque in stato di flagranza, ai sensi dell’art. 382 c.p.p., colui il quale, sulla base di documentazione video fotografica dalla quale emerga inequivocabilmente il fatto, ne risulta autore, sempre che l’arresto sia compiuto non oltre il tempo necessario alla sua identificazione e, comunque, entro le 48 ore dal fatto.

L’utilità della disposizione in tema di arresto ritardato è indubbia, anche se la limitazione ai casi di arresto obbligatorio ne riduce l’ambito di applicazione, rendendola inutilizzabile, ad esempio, nelle fattispecie di violenza o resistenza a pubblico ufficiale e di danneggiamento aggravato.

Quanto ai presupposti di legittimità, vale qui, come per l’arresto in ambito “sportivo”, l’esigenza di una rigorosa motivazione, ancorata a precise circostanze fattuali, sulle “ragioni di sicurezza o di incolumità pubblica” che abbiano reso impossibile procedere all’arresto immediato.
Così come è essenziale, per giustificare l’arresto, l’esistenza di una documentazione videofotografica, che deve essere tale da fondare il convincimento della responsabilità del soggetto – o già identificato o da identificare anagraficamente – il cui arresto è ritardato soltanto per prevalenti ragioni di sicurezza o di incolumità

 

Avv. Massimo Biffa

Roma, 5 ottobre 2019