LA CASSAZIONE CONFERMA IL REATO DI FALSITÀ MATERIALE COMMESSA DAL PRIVATO NEL CASO DI RIPRODUZIONE FOTOSTATICA DELL’ORIGINALE DI UN “PERMESSO DI PARCHEGGIO RISERVATO AD INVALIDI”

Torno volentieri sull’argomento, già ampiamente trattato nel parere pubblicato in questo sito in data 18.09.2012, intitolato “Contrassegno per disabili: è legittimo utilizzare la fotocopia di tale documento autorizzativo?” – cui rinvio per gli esaurienti riferimenti normativi e di giurisprudenza – per dare conto di come la Corte di Cassazione, recentemente investita della questione, abbia confermato l’orientamento riportato nello scritto appena richiamato ribadendo il principio di diritto per il quale “integra il reato di falsità materiale commessa dal privato in autorizzazioni amministrative (art. 477 e 482 c.p.) la riproduzione fotostatica dell’originale di un “permesso di parcheggio riservato a invalidi” attribuito ad altri e l’esposizione di tale falso permesso sul proprio veicolo allorchè il relativo documento abbia l’apparenza e sia utilizzato come originale, non presentandosi come mera riproduzione fotostatica (Cfr. Cass. Pen. Sez. V, Sent., (ud. 19.01.2016) 03.03.2016, n. 8900).

Come per il caso preso in considerazione nel parere del settembre 2012, anche questa volta la Cassazione, adita con ricorso del Pubblico Ministero, che impugna l’assoluzione pronunciata dal Tribunale monocratico, ritiene fondato il ricorso ed annulla la decisione con rinvio al Tribunale per nuovo esame.

Il primo Giudice, infatti, aveva ritenuto che la mera riproduzione fotostatica, anche se plastificata, di un’autorizzazione amministrativa effettivamente esistente e rilasciata dalla Pubblica Amministrazione non integrasse il reato di falso di cui all’art. 477 c.p., né altro reato di falso.

La Corte di Cassazione invece, censurando in tal modo la decisione, rileva che il Tribunale monocratico non ha considerato che il permesso aveva le stesse dimensioni, gli stessi colori e plastificazione identica al permesso originale e che era stato utilizzato dall’imputata sulla sua auto per legittimare la circolazione della stessa come se fosse abilitata sulla base del permesso originario e non ha quindi applicato al caso di specie il principio di diritto dianzi richiamato, incorrendo in tal modo in una decisione erronea.

Da ciò l’annullamento della stessa con rinvio al medesimo Tribunale per nuovo esame.   

In buona sostanza, volendo sintetizzare, ciò che rende penalmente illecita la perfetta fotocopia del documento è il fatto che poi la stessa venga usata come se fosse l’originale – venga quindi esposta nell’automobile da parte di colui che non è stato autorizzato – realizzandosi in tal modo l’inganno nei confronti dei terzi di buona fede.

 

Avv. Massimo Biffa

Roma, 13 gennaio 2017