LESIONI STRADALI GRAVI E TENUITÀ DEL FATTO

Di recente la mia attenzione è stata attratta dalla notizia di una sentenza emessa dal Tribunale di Milano in tema di lesioni stradali.

Come ben sapete, la Legge 41/2016 – che ha introdotto nel nostro sistema penale gli artt. 589 bis, omicidio stradale e 590 bis, lesioni stradali – ha stabilito che, in caso di incidente in cui sia coinvolto un ferito con prognosi superiore a 40 giorni (limite temporale di fronte al quale, nel nostro Codice penale, ci troviamo di fronte a lesioni gravi), si avvierà automaticamente, a carico del responsabile, un procedimento penale per lesioni stradali ai sensi dell’art. 590 bis c.p..

È facile comprendere che, poiché l’ipotesi di prognosi superiore a 40 giorni si verifica quasi sempre con il prolungamento della stessa da parte del medico curante e, molto spesso, anche per incidenti assai lievi e banali, gli uffici giudiziari subiscono un aggravio davvero inutile.

L’intera macchina della giustizia viene attivata per vicende in cui, spesso, la colpa dell’imputato è soltanto lieve ed a prescindere dal fatto che la vittima sporga o meno querela ed a prescindere, quindi, dalla sua volontà di far perseguire penalmente il responsabile, con la conseguenza inoltre che, nemmeno una successiva remissione della querela eventualmente sporta, avrebbe effetto sul procedimento avviato.

Nessuno meglio di Voi, che operate nel settore, può sapere che, a volte, anche in una banale manovra di parcheggio può capitare di provocare ferite ad una gamba non guaribili entro 40 giorni e, normalmente la vittima, anche nel caso in cui sporga querela, la rimette appena ottiene il risarcimento integrale del danno subito.

E ciò è quanto si è verificato nella vicenda presa in considerazione dalla V Sezione penale del Tribunale di Milano, che si è pronunciato, appunto, con riferimento al caso di un automobilista che, avanzando lentamente ad un incrocio per recuperare la visibilità limitata da alcuni veicoli parcheggiati, aveva investito un motociclista.

In attesa di una doverosa modifica legislativa, che riporti il reato di lesioni stradali, anche gravi, tra quelli procedibili a querela, il Tribunale di Milano, lo scorso 9 dicembre, ha emesso una sentenza con la quale ha “di fatto annullato gli effetti della vigente procedibilità d’ufficio”, anche in considerazione dell’intervenuta remissione della querela.

È interessante vedere in che modo ha operato il Tribunale: il Giudice, ovviamente, non ha potuto aderire alla richiesta della difesa di pronunciare una sentenza di non doversi procedere per intervenuta remissione della querela perchè, come detto, per effetto della Legge 41/2016, il reato è procedibile d’ufficio.

Il Magistrato, molto opportunamente, ha invece accolto un’altra richiesta della difesa, che ha invocato il riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto ai sensi dell’art, 131 bis c.p..

Il giudicante ha infatti ritenuto che, nella vicenda oggetto di giudizio, fossero presenti tutti i requisiti richiesti dall’art. 131 bis c.p., che prevede la “Esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto” e, al primo comma, stabilisce che “Nei reati per i quali è prevista la pena detentiva non superiore nel massimo a cinque anni, ovvero la pena pecuniaria, sola o congiunta alla predetta pena, la punibilità è esclusa quando, per le modalità della condotta e per l’esiguità del danno o del pericolo, valutate ai sensi dell’art. 133, primo comma, l’offesa è di particolare tenuità e il comportamento risulta non abituale”.

Quindi, nel caso di specie: pena massima per il reato di lesioni stradali non superiore a cinque anni; condotta colposa non abituale ed esiguità del danno o del pericolo, atteso che la prognosi riguardava soltanto escoriazoni  ed era appena superiore al limite dei 40 giorni, oltre il quale si passa alle lesioni gravi. Questo, che poteva essere il dato di fatto più delicato, è stato invece superato dal Giudice osservando che era stata la stessa vittima a ritenere tenue il fatto, visto che aveva rimesso la querela.

Infine, la dinamica dell’incidente: velocità bassissima e necessità di avanzare per avere una migliore visibilità all’incrocio, configurano ceramente un comportamento assai poco pericoloso.

In virtù di tutte queste considerazioni, pertanto, il Tribunale di Milano ha affermato il principio di diritto secondo il quale, “In caso di verificata sussistenza degli elementi oggettivi e soggettivi  del reato di lesioni stradali, aggravate in conseguenza del fatto che la persona offesa ha riportato lesioni guaribili in oltre quaranta giorni, è possibile, ricorrendo i presupposti applicativi previsti dall’art. 131 bis c.p., riconoscere la particolare tenuità del fatto” (Tribunale di Milano, sez. V Penale, sentenza depositata il 9 dicembre 2019).

La sicura rilevanza di questa sentenza di merito, che ho voluto segnalare alla Vostra attenzione, risiede quindi nel fatto che, così operando, il Giudice ha indicato un modo diverso per chiudere rapidamente un procedimento aperto obbligatoriamente d’ufficio.

Roma, 13 marzo 2020