Necessità della convalida delle perquisizioni personali e domiciliari di iniziativa in materia antidroga.

Riveste per Voi sicuro interesse, e desidero perciò sottoporla alla Vostra attenzione, la recente sentenza 21 ottobre – 26 novembre 2020, n. 252 della Corte Costituzionale, con la quale il Giudice delle leggi ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 103, comma 3, del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309 (Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza), nella parte in cui non prevede che anche le perquisizioni personali e domiciliari autorizzate per telefono debbano essere convalidate.

In pratica, la Corte Costituzionale, su richiesta del Giudice Monocratico del Tribunale di Lecce, è stata chiamata a pronunciarsi sulla costituzionalità della disciplina delle perquisizioni di iniziativa della polizia giudiziaria prevista, in materia antidroga, dall’art. 103 del Dpr 9 ottobre 1990 n. 309 e, con la importante sentenza in esame, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della norma nella parte in cui la stessa prefigura la possibilità di non sottoporre a convalida la perquisizione che sia stata preceduta dall’autorizzazione orale del Pubblico Ministero.

Riportando la norma nei canoni della costituzionalità, quindi, la Corte ha imposto la necessità della convalida nei termini previsti dalla generale disciplina codicistica delle perquisizioni di iniziativa (art. 352, comma 4, c.p.p.).

  1. Per ben comprendere la portata ed i risvolti concreti della decisione, è opportuno richiamare il contenuto della norma sottoposta al vaglio della Consulta.

Come a Voi noto, l’art. 103 del Dpr 309/1990, rubricato “Controlli ed ispezioni”, attribuisce alla polizia, nel corso di operazioni per la prevenzione e la repressione del traffico illecito delle sostanze stupefacenti o psicotrope, ulteriori, incisivi poteri di controllo, finalizzati al raggiungimento di tali obiettivi.

In particolare:

il comma 1, per assicurare l’osservanza delle norme previste dalla legge sugli stupefacenti, estende agli ufficiali e sottufficiali della Guardia di Finanza “le facoltà di visita, ispezione e controllo previste dagli artt. 19 e 20 del testo unico delle disposizioni legislative in materia doganale”;

il comma 2, sempre per le medesime finalità, nel corso di operazioni per la prevenzione e la repressione del traffico illecito delle sostanze stupefacenti o psicotrope, attribuisce a tutti gli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria il potere di “procedere in ogni luogo al controllo e all’ispezione dei mezzi di trasporto, dei bagagli e degli effetti personali, quando hanno fondato motivo di ritenere che possano essere rinvenute sostanze stupefacenti o psicotrope”;

il comma 3, stabilisce quindi che “Gli ufficiali di polizia giudiziaria, quando ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza che non consentano di richiedere l’autorizzazione telefonica del magistrato competente, possono altresì procedere a perquisizioni dandone notizia, senza ritardo e comunque entro quarantotto ore, al procuratore della Repubblica il quale, se ne ricorrono i presupposti, le convalida entro le successive quarantotto ore”.

Il comma 3 attribuisce quindi agli ufficiali di Polizia Giudiziaria, nel corso delle operazioni di polizia in materia di stupefacenti, un incisivo potere di procedere di iniziativa a perquisizioni antidroga, che si affianca al potere generale di perquisizione previsto dall’art. 352 c.p.p., unitamente ai numerosi altri previsti da leggi speciali.

Deve essere però evidenziato che esiste una importante differenza tra il potere di perquisizione attribuito alle forze di polizia dall’art. 103, comma 3, del Dpr. N. 309 del 1990 per il contrasto di illeciti in materia di droga, e l’ordinario potere di perquisizione previsto dal codice di procedura penale all’art. 352.

La differenza risiede nel fatto che, mentre i poteri di cui all’art. 103 sono esercitabili anche prima dell’acquisizione della notizia di reato, nell’ambito dell’attività di polizia di sicurezza o di prevenzione – come ad esempio può accadere nel caso di una notizia appresa in via confidenziale, ma non ancora verificata dagli agenti di polizia e che non può essere quindi ritenuta notizia di reato – invece, il potere di perquisizione previsto dall’art. 352 c.p.p. presuppone necessariamente una preesistente notizia di reato ed è quindi funzionale alla ricerca ed all’acquisizione della relativa prova.

L’ipotesi ordinaria e più comune in cui è consentita la perquisizione di iniziativa ex art. 352 c.p.p. è infatti quella della flagranza di reato.

Riassumendo, quindi, i presupposti legittimanti le perquisizioni ex art. 103 in esame sono costituiti:

  1. a) dal particolare contesto rappresentato dallo svolgimento di un’operazione di polizia per la prevenzione e la repressione del traffico delle sostanze stupefacenti o psicotrope;
  2. b) dal fondato motivo di ritenere che in un determinato luogo o su una determinata persona possano essere rinvenute sostanze stupefacenti o psicotrope.

È quindi un contesto diverso da quello ordinariamente previsto per l’art. 352 c.p.p. nell’ipotesi tipica di perquisizione di iniziativa, rappresentato, come visto, dalla flagranza di reato.

Come dianzi evidenziato, le perquisizioni antidroga possono essere effettuate anche sulla base di notizie apprese confidenzialmente e senza l’obbligo di avvertire la persona sottoposta al controllo del diritto di assistenza di un difensore.

In ragione di ciò, le perquisizioni antidroga possono essere eseguite o previa autorizzazione telefonica del pubblico ministero, ovvero anche in assenza di tale autorizzazione, nel caso in cui ricorrano motivi di particolare necessità ed urgenza, che non consentano di richiederla.

  1. Ora, atteso anche il testo dell’art. 103, comma 3, esplicito sul punto, mentre non si è mai dubitato della necessità della convalida da parte del Pubblico Ministero in caso di perquisizione non preceduta dall’autorizzazione telefonica, dubbi sono invece sorti, nel silenzio della norma, con riferimento alla necessità o meno della convalida del Pubblico Ministero nel caso di perquisizione autorizzata telefonicamente dallo stesso.

La mancanza di chiarezza della norma al riguardo potrebbe infatti consentire letture della stessa che non facciano ritenere la necessità della convalida.

E proprio tale possibile interpretazione ha fatto sorgere i dubbi di legittimità costituzionale della norma ed ha indotto la Corte Costituzionale, investita della questione, a pronunciare una sentenza additiva con la quale ha corretto la norma indicando che, anche nell’ipotesi di perquisizione autorizzata telefonicamente, quindi oralmente, dal P.M., è comunque necessaria la convalida da parte dello stesso.

La Corte Costituzionale, nella recente, importante sentenza n. 252 del 2020 ha infatti ritenuto incompatibile con il disposto degli artt. 13, comma 2 e 14, comma 2 della Costituzione una disposizione che consentiva di fare a meno della convalida motivata da parte del P.M. nel caso in cui questi aveva rilasciato una autorizzazione telefonica.

L’assenso orale del P.M. non esclude infatti la necessità di una convalida formale dell’operazione da parte dello stesso P.M. che, in sede di convalida può e deve verificare quanto gli era stato comunicato solo oralmente per telefono e, soprattutto, può e deve verificare le modalità con le quali la perquisizione è stata eseguita.

                                                           Avv. Massimo Biffa

Roma, 23 aprile 2021