44^ EDIZIONE DEL CONVEGNO DI POLIZIA LOCALE. RASSEGNA SU ALCUNI ARGOMENTI DI RILIEVO.
- Seguendo quella che ormai è divenuta una importante consuetudine, anche quest’anno la DIPPOL non ha mancato l’appuntamento con le Giornate di Polizia Locale e Sicurezza Urbana, giunte alla 44 ^ edizione, partecipandovi con una rappresentanza dello Studio Legale Biffa & Associati, unitamente ad alcuni iscritti DIPPOL.
Lo Studio legale Biffa ha inoltre curato con successo una sessione del Convegno, intitolata “Sicurezza Urbana: il Nuovo Decreto Sicurezza” che ha visto come relatori l’Avv. Daniela De Zordo, dello Studio Biffa, che ha affrontato il tema: “Aspetti di costituzionalità del Decreto Legge n. 40 del 2025” svolgendo anche una veloce analisi delle nuove norme che fanno rilevare problemi di legittimità costituzionale; l’Avv. Stefano Pasquetti, dello Studio Biffa, che ha trattato il tema: “Le modifiche apportate al codice penale dalla Legge N. 80/2025, di conversione del Decreto Sicurezza N. 40 del 2025” soffermandosi in modo più approfondito sulle norme che rivestono maggiore interesse per gli appartenenti alla Polizia Locale; il Dott. Alberto Intini, già Prefetto in quiescenza, che ha trattato il tema: “Le modifiche apportate al codice di procedura penale dalla Legge N. 80/2025, di conversione del Decreto Sicurezza N. 40 del 2025” soffermandosi naturalmente sulle modifiche di maggiore interesse per gli appartenenti alla Polizia Locale ed esaminando anche l’art. 14 Legge 10 giugno 2025, n. 80, modifica dell’art. 1-bis decreto legislativo 22 gennaio 1948, n. 66 (blocco stradale e ferroviario); infine il Funzionario di PL presso il Comando Direzione SAN (Studi e Applicazioni Normative) Giuseppe Barbato, , ha esaminato le Disposizioni in materia di sicurezza urbana, di cui al Capo II, del Decreto Legge N. 40/2025, illustrando “Le modifiche che l’art. 10 ha apportato al codice penale e al codice di procedura penale per il contrasto all’occupazione arbitraria di immobili destinati a domicilio altrui”.
Deve essere inoltre rilevato che, quest’anno, nell’ambito del Convegno di Polizia Locale, lo studio Biffa ha partecipato anche ad una Sessione di Tecniche e Tattiche Operative dal Titolo “ASO – TSO i nuovi atti, protocolli e procedure operative alla luce della sentenza 76/2025 della Corte Costituzionale” in cui l’Avv. Stefano Pasquetti, dello Studio Biffa, ha svolto una interessante relazione sulla sentenza della Corte Costituzionale 5 – 30 maggio 2025, n. 76, in tema di trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera che, pronunciandosi sulle garanzie spettanti alla persona sottoposta a TSO, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 35 della legge 23 dicembre 1978, n. 833 (Istituzione del servizio sanitario nazionale) nella parte in cui non prevede che il provvedimento del sindaco che dispone il trattamento sanitario obbligatorio in condizioni di degenza ospedaliera sia comunicato alla persona sottoposta al trattamento; che la stessa sia sentita dal giudice tutelare prima della convalida; e che il relativo decreto di convalida sia a quest’ultima notificato.
Posto che il contenuto degli interventi dei relatori dello Studio Biffa sarà pubblicato prossimamente sul sito della DIPPOL, sembra interessante offrire una veloce panoramica di altri temi trattati nell’importante evento nazionale in tema di Polizia Locale.
Indicherò quindi molto sinteticamente, a titolo di esempio, alcuni dei principali temi presenti nell’ampio programma convegnistico di Riccione 2025 articolato, come di consueto, in tre giornate, suddivise in sessioni tematiche, che si sono tenute sia la mattina che nel pomeriggio.
- Nel pomeriggio della prima giornata, 18 settembre, si è svolta una sessione intitolata “Polizia ambientale”, nel corso della quale i relatori che si sono avvicendati, moderati dal Dott. Gaetano Noè, Direttore Ambiente Città di Torino, hanno affrontato i seguenti temi:
il Dott. Osvaldo Busi, già Comandante PL ha parlato della “Gestione dei residui della manutenzione del verde pubblico e privato”.
Il Dott. Gaetano Alborino, Funzionario Città Metropolitana di Napoli, ha svolto una relazione dal titolo: “Reati ambientali: la rivoluzione del decreto c.d. “Terra dei fuochi” e si è quindi occupato del Decreto Legge 8 agosto 2025, n. 116 – che dovrà essere convertito in legge entro il prossimo 7 ottobre – ed è un provvedimento del governo italiano che introduce misure penali e amministrative più severe per contrastare l’abbandono, la gestione illecita e la combustione di rifiuti, trasformando le vecchie contravvenzioni in nuovi delitti e prevedendo pene più alte e strumenti investigativi rafforzati, come l’arresto in flagranza differita e le indagini sotto copertura. Il decreto si applica a tutto il territorio nazionale, non solo all’area della Terra dei Fuochi, e destina fondi specifici per la rimozione dei rifiuti e le bonifiche.
Infine, il Dott. Luca Ramacci, Presidente della 3^ Sezione Penale della Corte di Cassazione, ha svolto il tema “La recente giurisprudenza della cassazione in materia ambientale” facendo rilevare come, stranamente, in Cassazione arrivino pochi procedimenti in materia ambientale, tanto che l’Italia è considerata “maglia nera” in Europa per quanto riguarda l’applicazione delle norme sull’inquinamento ambientale. Abbiamo leggi importanti, che però non vengono applicate.
III. Di sicuro interesse la sessione della mattina di venerdì 19 settembre, dedicata a “Polizia Giudiziaria: le attività di iniziativa” e moderata dal Comandante PL di Bari Dott. Michele Palumbo, nella quale l’Avv. Antonio Maria La Scala, che già lo scorso anno si era distinto per la particolare vivacità e brillantezza del suo intervento, ha confermato la sua verve nella relazione dedicata all’“Attività di iniziativa a tre anni dalla riforma Cartabia”.
Dopo aver esordito sottolineando che, quando si parla di attività di iniziativa della Polizia Giudiziaria la norma base è l’art. 347 c.p.p., ha fatto rilevare come questa norma sia importante per quanto riguarda la Comunicazione della Notizia di Reato (CNR), la tempistica per tale comunicazione e, a tal proposito, ha sottolineato come la Riforma Cartabia ha inciso su tale articolo prevedendo che l’obbligo di informativa orale immediata al P.M. debba essere esteso ai reati di cui al Codice Rosso, introdotti nel 2019.
Ha poi parlato dell’importanza della querela, istituto inserito sia nel codice penale (art. 120 e ss. c.p,.) che nel codice di procedura penale (art. 336 e ss. c.p.p.) passando poi ad esaminare le altre norme che disciplinano l’attività di iniziativa della P.G. (artt. 348, 349, 350, 351c.p.p.).
Dopo l’intervento dell’Avv. La Scala, il Comandante Dirigente PL di Monopoli, Saverio Petroni, ha svolto la sua relazione intitolata “La redazione degli atti di arresto in flagranza” dalla quale è emerso, ovviamente, come la modulistica sia fondamentale.
- Molto interessante e coinvolgente anche la sessione della mattina del 20 settembre, “Polizia giudiziaria e Codice Rosso: approccio e gestione operativa” che, articolata nei temi “Le esperienze operative di due comandi di PL” con riferimento alle città di Napoli e di Milano e “I profili psicologici delle vittime e i corretti approcci da parte degli operatori di PL”, ha avuto come moderatore Ciro Esposito, Comandante PL Napoli e, come relatori, la Dott.ssa Sarah Viola, psichiatra forense; Marco Luciani, Ufficiale PL Milano e Carmine Santangelo, Maresciallo PL Napoli.
Il tema, purtroppo di grande attualità in ragione dei frequenti fatti di cronaca, è stato affrontato sia dal punto di vista pratico-operativo, individuando le attività, le procedure e le modalità operative di intervento, sia da quello dell’analisi psicologica delle vittime e degli autori.
Il Comandante Esposito ha infatti precisato che elemento fondamentale del Codice Rosso che, come noto, è la legge n. 69 del 2019, che ha introdotto misure per rafforzare la tutela delle vittime di violenza domestica e di genere in Italia intervenendo sia sul codice penale che sul codice di procedura penale, inasprendo le pene, introducendo procedure più rapide e garantendo la protezione delle vittime di reati come maltrattamenti, stalking e violenza sessuale, è l’individuazione delle vittime come soggetti fragili da tutelare e l’individuazione delle attività, delle procedure corrette e delle modalità operative di intervento.
IV.1. Nella prima parte della sessione, la brillantissima Dott.ssa Viola ha illustrato ad un pubblico di Vostri colleghi molto interessati ed attenti le dinamiche psicologiche che gli psichiatri sono in grado di riconoscere nei reati inseriti nel c.d. Codice Rosso.
La Dott.ssa Viola, forte della sua esperienza di illustre psichiatra forense, che si è occupata di numerosi e importanti casi di cronaca, ha esordito dicendo che chi opera nell’ambito della giustizia si sarà accorto che oggi i reati sono cambiati poiché si sono affacciati, nel panorama dei crimini, una serie di reati che disobbediscono alle regole della delinquenza classica in quanto reati che, apparentemente, non hanno alcun obiettivo. In questo tipo di reati gli obiettivi di chi delinque non sono chiari. I reati in questione, che sono quelli cui è dedicato il Codice Rosso, sono reati “a movente emotivo”.
Non si rinvengono in essi le finalità classiche di arricchimento, o di vendetta, o di supremazia su un territorio, che sorreggono gli altri tipi di reati, ma sono reati “inevitabili” e quindi molto pericolosi.
Inoltre, il reato emotivo si commette senza pensare se si riuscirà a “farla franca”. Avviene spesso alla luce del sole; non c’è alcun pensiero strategico, non c’è alcuna attenzione alle conseguenze. Gli autori di questi reati obbediscono ad una pulsione, non a un movente.
Detto in altre parole, “quella di uccidere mia moglie è una necessità impellente e individuale e non ho margine di decisione”.
Altro dato importante è che all’autore di questo tipo di reati non importa assolutamente niente della pena.
La logica che sta dietro questo genere di reati è esclusivamente “psichica”. Non c’è alcuna razionalità.
A fronte della constata assenza di alcuna deterrenza della pena, bisogna chiedersi se rispetto a questi reati si possa fare comunque prevenzione.
E la Dott.ssa Viola ha spiegato che la prevenzione si può fare, a due livelli: il primo momento della prevenzione è quello educativo. La funzione educativa della famiglia è il primo tassello.
Il secondo livello di prevenzione è quello in cui potrebbe intervenire lo psichiatra.
Analizzando l’interessantissimo e coinvolgente percorso logico svolto dalla Dott.ssa Viola per giungere a queste conclusioni, deve essere rilevato che quelli in questione possono essere definiti reati della relazione, che nascono dal dolore e dall’angoscia profonda che si vive nella relazione affettiva.
Detto in modo brusco, ma efficace: “Chi ti vuole bene ti ammazza e se ne infischia del dopo.”
E purtroppo si deve constatare che questi reati aumentano proprio perché si sta male nelle relazioni. La relazione interpersonale oggi è in crisi profonda: molti matrimoni finiscono in breve tempo; non nascono figli.
Codice Rosso e denatalità trovano la matrice comune nella “fatica della relazione”.
Questi reati nascono “dentro” una relazione.
Ed ecco perché il primo momento della prevenzione di questi reati è quello della famiglia. Della genitorialità.
La funzione educativa è il primo tassello.
La Dott.ssa Viola ha detto che l’educazione è una funzione “sanitaria”, svolge un’opera di prevenzione, ma deve essere un fatto costante e non umorale e discontinuo. Se educo svolgo un servizio sociale di prevenzione.
Bisogna insegnare ai figli:
- Senso del limite: non puoi fare e non puoi avere tutto quello che vuoi.
- Senso dell’altro: la tua libertà finisce dove inizia quella dell’altro.
Passando ad analizzare il rapporto vittima-carnefice la Dottssa Viola ha spiegato che il narcisista malevolo esiste. Il narcisista però è un inguaribile insicuro, pieno di angoscia abbandonica, ma non è un cattivo, è un sofferente.
Non è lo spaccone arrogante: è un impasto di insicurezza. Ha un senso dell’io e dell’autostima invisibili, quindi, se la sua fidanzata lo lascia, lui non esiste più, e perciò l’ammazza.
La vittima in realtà è estremamente simile al suo carnefice: la caratteristica essenziale della vittima è che è una persona insicura; ha una bassa autostima; è piena di angoscia abbandonica e senso di colpa, fa fatica ad essere autodeterminata e assertiva e a farsi valere.
Tutto ciò nasce nella relazione con le figure genitoriali.
Perciò la prevenzione di questi reati comincia in sala parto: il genitore ha il dovere di educare e strutturare l’io del bambino o della bambina. Educarli significa aiutarli a farli sentire persone di valore, persone degne di stima, persone che possono stare in piedi sulle proprie gambe, che non hanno bisogno che qualcuno porti avanti la loro vita, ma che possono farlo da soli, anche se farlo in due è più bello.
La vittima, nella sua grande insicurezza, “accetta” il carnefice, perché il narcisista patologico la fa sentire realizzata, la gratifica, le dice che solo lei lo capisce, e che non può stare senza di lei.
L’incastro è fortissimo: due personalità simili e complementari allo stesso tempo.
Il sentimento di colpa è la patologia fondamentale delle donne. La donna si sente costantemente in colpa, anche se ormai svolge lavori di grande prestigio e impegno, perché sente di dover stare da un’altra parte: ad accudire figli e famiglia.
Le donne interiorizzano il senso di colpa sempre. E se l’uomo le maltratta, pensano che, in fondo, abbia ragione a farlo.
La prima prevenzione, quindi, la devono fare i genitori.
Il secondo livello di prevenzione, come dianzi anticipato, è quello in cui potrebbe intervenire lo psichiatra, è quindi quello prossimo al delitto. È quello in cui lo psichiatra dovrebbe poter intervenire, mettere il paziente in un posto, per un tempo sufficientemente lungo, per curarlo e per fare in modo che non commetta l’omicidio che lo psichiatra capisce che il paziente sta per commettere. Perché, come affermato dalla Dott.ssa Viola alla luce della sua esperienza professionale, lo psichiatra lo capisce, lo sa, lo prevede.
E il problema, appunto, quando si capisce che il soggetto è “malato”, è intervenire prima.
IV.2. Nella seconda parte della davvero coinvolgente sessione, gli interventi del Maresciallo Santangelo e dell’Ispettore Luciani hanno illustrato quale dovrebbe essere il corretto approccio degli operatori della PL quando si trovano ad affrontare in concreto la scena dei reati del Codice Rosso e, in particolare, i fondamentali reati di maltrattamenti in famiglia, di cui all’art. 572 c.p.; gli atti persecutori, art. 612 bis c.p. e la violenza sessuale, art. 609 bis c.p..
Nel confronto tra le diverse esperienze operative delle città di Napoli e di Milano, il Maresciallo Santangelo, della PL di Napoli, ha rappresentato che tra i progetti porati avanti a Napoli c’è quello di andare nelle scuole a chiedere come vivono i ragazzi le loro relazioni.
Ha inoltre spiegato che nella gestione dei casi da Codice Rosso c’è, da una parte, l’esigenza di raccogliere le prove, dall’altra, ma contemporaneamente, quella di garantire la “sicurezza” della vittima.
Ha inoltre fatto rilevare che, purtroppo, meno del 10% delle vittime denuncia l’accaduto per varie ragioni.
Entrambi i relatori hanno concordato nel sostenere che nei reati ad Codice Rosso il punto di riferimento è la vittima, non il reo e che i pilastri del primo intervento sulla scena di questi reati è costituto da:
Tutela – Raccolta Prove – Tempestività – Coordinamento – Empatia – Formazione.
Roma, 24 settembre 2024
Studio Biffa & Associati
Avv. Grazia Grieco